Allevatori suini multati, l’Assessore Muscas: “La Forestale ha fatto il suo dovere”

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Un operazione su vasta scala del Corpo Forestale, volta a contrastare il pascolo brado dei suini e gli allevamenti illegali, ha portato, fra le altre cose, a verbalizzare due allevatori di Villacidro.

L’operazione s’inquadra nell’ambito del Decreto dell’Assessore alla Sanità della Regione Sardegna del giungo scorso e relativo alle misure straordinarie di eradicazione delle peste suina in Sardegna per il quale la Direzione Generale del Corpo Forestale ha disposto, su scala regionale, dei controlli specifici nel territorio.
Il decreto assegna compiti specifici al Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, in particolare l’individuazione dei suini allo stato brado nonché degli allevamenti illegali non autorizzati.

L’Assessore all’Ambiente del Comune di Villacidro, Adriano Muscas, conferma di aver ricevuto gli allevatori sanzionati, furibondi per l’ennesimo verbale da pagare, infatti, si apprende che a seguito di un controllo nelle terre civiche di Villacidro, la Forestale ha riscontrato il pascolo brado di 28 suini, assolutamente vietato dalla normativa vigente, per il quale sono stati individuati i proprietari, due allevatori di Villacidro appunto, a cui è stata contestata una sanzione amministrativa di 500 euro circa ciascuno.

“Il Corpo Forestale ha fatto il suo dovere – afferma l’Assessore Muscas – Il Comune di Villacidro sta cercando di venire incontro a questo annoso problema cercando di ridurre il carico dei suini sul territorio per il quale è stato avviato un progetto per la costruzione di strutture idonee all’allevamento dei maiali. Gli allevatori sono i guardiani del bosco – prosegue Muscas – e questi devono starci, anche perché dobbiamo tutelare la razza del suino sardo, grande risorsa del nostro territorio”.

Da un lato gli amministratori vogliono mantenere i capi di bestiame sulle nostre montagne, dall’altra una legge impedisce che si possano allevare i maiali allo stato brado.

Gli allevatori a questo punto rischiano pene più severe se non ottempereranno alla normativa vigente e potrebbero vedersi sequestrare tutti i capi di bestiame con delle conseguenze penali ben più severe di una sanzione amministrativa.

Villacidro.info – 24 ottobre 2012

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16 COMMENTI

  1. Ingiusti? Ma che cavolo stai scrivendo… Questi non pagano un soldo per le terre pubbliche che utilizzano, macellano i maiali sul posto (macellazione clandestina?) come si vede dal video dell’altro servizio e poi siamo sicuri che per tutti i maiali che vendono emettano regolare ricevuta? La verità e che questi vogliono fare quello che vogliono e qualcuno inizia ad avere paura. Speriamo che il Corpo Forestale faccia piazza pulita di questi allevamenti abusivi. Volete proseguire con il vostro lavoro? Mettetevi in regola, allora possiamo parlarne…

  2. Ha ragione il buon veritas.. In spregio al buon senso e al diritto questi individui danneggiano il territorio, tengono allevamenti illegali e non emettono fatture (se i porcari ci fanno vedere i documenti e tutte le ricevute sono pronto a smentire)

  3. Veritas vai a comprare i maiali d’allevamento che vivono nel letame giorno e notte e pensi che siano piu sani?? ma x favore ma fatti una passeggiata e guarda tutti i monti dilaniati dal fuoco x che ormai senza questi allevatori non ce piu controllo !echi dovrebbe controllare si prende lo stipendio ma sene frega !tutte queste malattie che dici la peste suina e quant altro sono malattie che sono state trovate in capi d’allevamento nelle porcilaie !questi maiali che pascolano nei monti quella si che e carne sana e 1000 volte piu gustosa di quella merda che sicuramente ti mangi tu ignorante !infatti nell antichita c’erano tutte le malattie e le pesti che ci sono ora che mangiamo solo alimenti controllati??ma x favore prima si che si cresceva sani e forti x che si mangiava sano veramente

    • se sali a narti,puoi renderti conto che desolazione c’e’!i maiali rompono addiritura le strade! e sai quante capre morte e altri animali si mangiano? ma quali sani…e non dirlo a me che in quelle zone vado a caccia,e’ uno schifo!

  4. A Lupo vorrei dire che la peste suina colpisce indistintamente allevamenti allo stato brado e allevamenti internsivi in gabbie. E’ chiaro che in un ambiente confinato un contagio è molto più rapido rispetto al brado. Vorrei anche dire che le profilassi che si seguono per entrare anche solo in visita in un allevamento di suini intensivo sono rigidissime e vanno dalla disinfezione delle gomme dei mezzi, degli stivali/scarpe degli utenti ecc, anche perchè alla peste suina non c’è rimedio, per cui un allevamento colpito è un allevamento in cui tutti i capi saranno abattuti. La Sardegna è una delle poche regioni dove non si è riusciti ad eradicare la Peste Suina Africana proprio in virtù della presenza di migliaia di allevamenti al brado di cui una buona percentuale abusivi vuoi per occupazione di suoli pubblici e vuoi per il mancato controllo e vaccinazione degli animali. Non affrontare il problema significa stringere la Sardegna e tutte le imprese del settore suinicolo (allevamenti e trasformazione carni) nell’ennesimo blocco alle esportazioni, costringendoci a comprare la carne dalla penisola o da altri stati comunitari. Se non si eradica la PSA la Sardegna sarà sempre più schiava degli allevamenti d’oltremare. Non vedere questo significa essere miopi. Agli allevatori abusivi dico solo una cosa: chi si mette sopra la legge se ne assume tutte le conseguenze civili e penali.

  5. Dissento e sono d’accordo con tutti i commenti, perché le problematiche sono tutt’altro che semplici e richiedono una visione globale ed organica di tutti gli aspetti, che possono essere risolti solo in modo complesso:
    Provo, per quanto possibile, a riassumerli in modo schematico:
    -l’allevamento dei maiali in montagna può dare sicuramente carni migliori, e su questo non ci piove, se viene usata la ghianda per l’ingrasso, mentre poco cambia nelle annate e nelle stagioni dove non c’è produzione e si usano gli stessi mangimi usati negli allevamenti tradizionali;
    -la normativa regionale è tassativa e non si è potuto fare altro che porre il divieto dell’allevamento brado, per avere via libera all’esportazione dei prodotti e non penalizzare il complesso degli allevamenti Sardi e l’industria della trasformazione, che sicuramente danno e possono dare più posti di lavoro con la liberalizzazione del commercio;
    -c’è un problema di rispetto del vincolo idrogeologico, e i carichi consentiti sono di un suino adulto ogni cinque ettari, per evitare che gli scavi, aggravati da carichi eccessivi, disturbino la rinnovazione del bosco e determinino la distruzione del cotico erboso, che innesca fenomeni di erosione, con definitiva perdita di suolo, ricostituibile solo in tempi geologici;
    -c’è un problema di dover assicurare un sufficiente stato di conservazione del bosco, per il fatto che i nostri territori montani sono inseriti nel SIC Monte Linas-Marganai;
    -c’è un problema di produzione di ghianda, perché la struttura del bosco è cambiata notevolmente rispetto al passato a causa della cessazione dell’utilizzo, e quindi, per la forte densità degli alberi produce poca ghianda;
    -c’è un problema di equità nei confronti degli allevatori caprini, che essendo regolari pagano un canone;
    -c’è un problema di valorizzazione delle produzioni montane, che essendo di nicchia non possono competere con quelle convenzionali, se non accompagnate dalla certificazione dei prodotti e dalla certificazione ambientale, i cui organismi indipendenti, non gradiscono le cose fatte in modo sommario, ma pretendono seri disciplinari di produzione e di gestione, sui quali esercitano un monitoraggio costante (pena il ritiro degli attestati);
    -c’è il problema di garantire gli usi civici a tutta la popolazione, che ha diritto a reclamare i propri spazzi ed una gestione seria e oculata;
    -c’e il rischio della perdita di conoscenze sulla conduzione del pascolo suino in montagna, che ha una forte connotazione identitaria e che i nostri allevatori conservano per tradizione orale (purtroppo vogliono o sono stati portati ad ignorarla nella sua interezza, pur sapendo che in passato l’allevamento non era stanziale, ma limitato ad un massimo di 4 mesi all’anno -da novembre a febbraio- e concesso di anno in anno per lotti, sulla base dell’effettiva produzione di ghianda , per evitare che i carichi superassero la disponibilità alimentare)
    Ne consegue che:
    -sarebbe opportuna la valorizzazione delle nostre produzioni suinicole con piani ben studiati, che attraverso prodotti certificati per la qualità delle carni e la conduzione nel rispetto dell’ambiente, diano anche una visibilità più ampia ed un immagine positiva del paese, che risulterebbe utile anche ai fini turistici;
    -sarebbe opportuno riprendere la coltivazione del bosco, prevedendo forme di gestione che assicurino una sufficiente produzione di ghianda;
    -sarebbe opportuno fare pagare un giusto canone per l’utilizzo delle risorse, reinvestendo gli introiti nella spese di gestione e manutenzione del territorio.
    -sarebbe necessario il ripristino delle regole sul pascolo che vigevano fino agli inizi della seconda metà del 900, attualizzandoli con l’uso di strumenti gestionali e tecnici più moderni.
    Solo un’azione coordinata che trovi soluzioni a tutti i punti e problemi sopra esposti, può trovare credibilità e sostegno Istituzionale e può realmente portare ad una valorizzazione delle nostre montagne. Diversamente si sta solo cercando di mettere delle pezze e perdendo tempio e credibilità per non giungere a nessun approdo.

    • Mariano descrive in modo dotto il problema e, con senso di responsabilità, indica le possibili soluzioni. Me ne compiaccio. Sprizzano volgarità, ignoranza e mafiosità invece i post di monteomo, crok e batman, utili solo a dimostrare fedeltà ai porcari per cercare miseramente di mantenere uno status insostenibile, sia sul piano sanitario che ambientale. Purtroppo la situazione di precarietà persiste anche per l’omissione delle autorità preposte alla tutela del bene pubblico: troppa tolleranza – per anni – da parte dell’amministrazione comunale che continua a far finta di non vedere gli sconci causati in Villascema, Castangias e Narti. E quest’omertà perpetua nonostante i rischi di inquinamento palesi a tutti quelli che è precluso il diritto a fruire liberamente il bene pubblico. E’ da paese civile consentire che gli escrementi delle porcilaie allo stato brado, una volta slavati dalle piogge, siano menefreghisticamente convogliati sull’invaso del rio Leni!! Il sindaco assicura che il problema sarà risolto con il trasferimento dei maiali nel nuovo sito che sta allestendo a Craccuris? Accipicchia che trovata!! Si vada a vedere lo scempio ambientale che stanno facendo con le ruspe per piazzare le recinsioni nella vasta area che ospiterà i porci, peraltro già compromessa da altre aree circondate da reti alte quasi tre metri per il Centro addestramento cani (CAC)! Il sindaco dovrebbe spiegare pubblicamente quali sono le ragioni che portano il Comune a deturpare quell’area boscata felicemente dalla natura, per allevarci maiali allo stato brado di allevatori privati, e per addestarare cani da caccia o di compagnia!

  6. miga è sempri festa!!le seguiamo quasi tutti le regole,perchè non dovrebbero seguirle gli allevatori,sopratutto se gli si sta dando l’opportunità di continuare la loro attività in altra sede,quindi non si cerchino scuse.il demanio è di tutt e pagato da tutti e va rispettato da tutti.

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