Villacidro, non si terrà il consiglio comunale urgente richiesto dall’opposizione

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La sindaca non aveva letto tutto il testo della richiesta

Il commento di Marco Euli 

Fortunatamente da ieri, 15 aprile, hanno cominciato a distribuire i buoni spesa. Anche se a Gonnosfanadiga e Arbus, senza proclami, la distribuzione dei buoni pasto era iniziata già dal 9 aprile. A Guspini addirittura dal 3. 

Come ha dichiarato all’Unione Sarda il sindaco di Guspini Giuseppe De Fanti, “Abbiamo fatto un grande sforzo per consegnarli prima di Pasqua Volevamo far passare, per quanto possibile, delle feste serene ai nostri concittadini.” E sul fronte dei buoni per i commercianti, contrariamente a quanto avviene a Villacidro, a Guspini “è tutto pronto, noi paghiamo subito – ha precisato Fanti – I commercianti possono venire presentando i buoni con la richiesta di rimborso e noi paghiamo immediatamente.”

Sia ben chiaro, ogni amministrazione può avere i suoi problemi, sui quali, da esterni, è ben difficile avere piena cognizione, ma i ritardi e gli inciampi delle ultime settimane sarebbero anche passibili di clemenza. 

Qua a farla da padrone sembra invece il voler apparire a tutti i costi, cercando di far credere di aver prodotto quanto di meglio si potesse. Non è consentito muovere delle critiche, figuriamoci contestare. L’appello perciò è alla collaborazione. 

Ma quale può essere la collaborazione, quando la legittima richiesta di convocazione di un consiglio comunale urgente, presentata dall’opposizione non viene manco presa in considerazione poiché la sindaca candidamente dichiara di non aver letto tutto il testo del documento? Basta andare a leggersi l’Unione Sarda di oggi.  

Sovraccarico di lavoro? Può darsi. Ma il sovraccarico non ha evidentemente impedito di occuparsi del Suape per i commercianti che effettuano le consegne a domicilio, non ha impedito di portare avanti la fase due di asfaltatura delle strade con un impegno di oltre 700.000 euro in un momento in cui probabilmente sarebbe stata meglio una pausa di riflessione per capire se fosse proprio necessario spendere così quei soldi, e non ha impedito di portare avanti un progetto così urgente come la realizzazione delle casette dell’acqua. In un paese come il nostro in cui l’acqua di rete e perfettamente potabile, tanto che la stessa giunta nella persona della sindaca e dell’assessora ai servizi sociali ne hanno giustamente sposato e difeso l’impiego nelle mense scolastiche, ora stanno dando in concessione ad una società privata per 9 anni tre piazzole su cui installare le casette alla modica cifra di 401,60 euro l’anno.

A corollario di tutto, la sindaca ha poi convocato un consiglio comunale. Ma non certo per soddisfare le richieste dell’opposizione quanto per approvare una variazione di bilancio per la quale è necessario il voto in consiglio. Immaginiamo già che per approvare la delibera si appellerà al senso di responsabilità di tutti i consiglieri.

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